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Appalti alle Poste, il sindacato: “La Cassazione conferma la condanna per intermediazione illecita di manodopera”

3 giugno 2021 | 14:16
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Appalti alle Poste, il sindacato: “La Cassazione conferma la condanna per intermediazione illecita di manodopera”

La Slc Cgil: “Invitiamo i lavoratori a verificare la propria posizione ed eventualmente adire le vie legali”

Al termine di una azione legale voluta fortemente dalla Slc Cgil Toscana e dai suoi avvocati la Cassazione ha confermato le decisioni di primo e secondo grado che hanno riconosciuto ad una ricorrente toscana il diritto ad essere considerata dipendente postale a tutti gli effetti, giuridici ed economici, sin dall’inizio del rapporto intercorso con la prima ditta appaltatrice.

“La Cassazione – spiega il sindacato – con sentenza 13782/21 depositata il 20 maggio scorso, confermando le sentenze di primo e secondo grado, che riguardavano un caso sollevato dal sindacato, nel quale “era emersa la direzione della prestazione lavorativa da parte di Poste Italiane Spa, tramite l’elaborazione di uno schema predefinito predisposto dalla società, avente come oggetto tappe e orari da rispettare (in particolare il modello pianificazione trasporti, sulla  cui pregnanza direttiva hanno riferito i testi) e la pianificazione delle attività ed il controllo della prestazione lavorativa da parte della committente”, con ciò configurando l’illecito l’interposizione e intermediazione di manodopera”.

“La conseguenza – prosegue la sigla sindacale – è stata che alla lavoratrice è stato riconosciuto il diritto ad essere considerata dipendente postale a tutti gli effetti, giuridici ed economici, sin dall’inizio del rapporto intercorso con la prima ditta appaltatrice. Giustizia è stata fatta grazie ad una azione legale voluta fortemente dalla Slc Cgil Toscana e dai suoi avvocati”.

“E’ sempre a propositi di appalti illeciti – aggiunge il sindacato – il tribunale di Napoli con sentenza del 17 maggio ha condannato Poste Italiane a ripristinare la funzionalità di ciascun rapporto di lavoro con ogni conseguenza giuridica ed economica e, per l’effetto, ha condanna le Poste al pagamento delle retribuzioni maturate da ciascun ricorrente dalla data di cessazione del rapporto di lavoro, su cui corrispondere gli interessi legali e la rivalutazione monetaria dalla maturazione del diritto sino all’effettivo soddisfo, detratto l’aliunde perceptum come indicato in motivazione”.

“Invitamo lavoratori in appalto – conclude la Cgil – ce ne sono molti in Toscana che lavorano come “accollatari ” per Poste Italiane, a rivolgersi al sindacato per verificare la propria posizione ed eventualmente adire il tribunale attraverso i legali indicati dalla Slc Cgil Toscana per vedere riconosciuti i propri diritti, economici e giuridici. Come dimostrano i fatti Slc Cgil Toscana sempre dalla parte di chi lavora “