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Pagati a cottimo e in contante, lavoravano 7 giorni su 7 ed erano sfruttati: due imprenditori arrestati

3 aprile 2025 | 09:30
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Pagati a cottimo e in contante, lavoravano 7 giorni su 7 ed erano sfruttati: due imprenditori arrestati

23 lavoratori risultati privi di permesso di soggiorno; molti cinesi, e in parte pakistani

Nel quadro di un’attività investigativa coordinata dalla Procura di Prato sono state effettuate in sequenza attività di perquisizione, ispezione e sequestro nei confronti di tre aziende gestite da imprenditori sinici, la Confezione Yu Feng di Li Yu Feng, avente a oggetto produzione di capi di abbigliamento con macchine cucitrici, la Confezione Shunan di Jia Shendi avente a oggetto attività di confezionamento di
abbigliamento e  la Confezione Rosa di Ye Hualiu”, avente a oggetto confezione ni serie di abbigliamento esterno.

Lo rende noto il procuratore capo dottor Luca Tescaroli.

L’attività, spiega il numero uno della Procura pratese,  ha permesso di individuare una condizione di sfruttamento lavorativo nei confronti di complessivi 23 lavoratori, impiegati nelle tre imprese, risultati
privi di permesso di soggiorno, in larga misura di nazionalità cinese e, in parte, di nazionalità pakistana. La condizione di sfruttamento è consistita in dodici ore di lavoro (e in alcuni momenti
anche superiore), sette giorni su sette, con retribuzione a cottimo non congrua sottosoglia minima legale (normalmente in contanti salvo che per alcuni regolari ai quali veniva corrisposta una piccola parte con bonifico e parte più consistente in contanti) e condizioni alloggiative e igienico sanitarie precarie, con lavoratori indotti a dormire in alloggi procurati dal datore di lavoro.

All’interno della “Confezione Yu Feng di Li Yu Feng” è stato individuato, fra gli altri, un lavoratore, il quale, pur avendo fornito false generalità, è stato identificato, attraverso il codice Cui, in Qi Liang Zhang, pregiudicato condannato alla pena definitiva di tre anni e mesi sei di reclusione e, perciò, destinatario di un ordine di esecuzione emesso dalla Procura per il delitto di tentativo di estorsione aggravata in concorso, posta in essere nellla sede della società “Lisa srl”, esercente attività di confezione pronto moda, situata ni Prati, il 1 e il 2 ottobre 2013, consistita nel pretendere – unitamente ad altre quattro persone, utilizzando violenza e minaccia, estrinsecatesi nel prendere a calci, pugni e schiaffi – il versamento di 20.000,00 euro da parte dell’imprenditore cinese Guanghui Dai, titolare dell’impresa. Il condannato è attualmente detenuto presso la casa circondariale di Prato. L’uomo è risultato destinatario, altresì, di autonoma ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Firenze il 18 gennaio 2018, nell’ambito del procedimento penale, per associazione di tipo mafioso,
estorsione aggravata e altri reati (ordinanza che per altri co-indagati era stata annullata dal Tribunale del Riesame di Firenze, pronuncia confermata in sede cautelare dalla Corte di Cassazione).

Un ruolo significativo nell’acquisizione delle risultanze di prova, che hanno consentito di procedere nei confronti delle tre imprese oggetto dell’indagine, è stato svolto da alcuni lavoratori che hanno assunto un atteggiamento di collaborazione con l’autorità giudiziaria, nonché quaderni manoscritti contenenti le indicazioni della merce prodotta dalle maestranze.

Due gli imprenditori arrestati nella flagranza del reato: ” Si procede  – precisa Tescaroli . per i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, impiego di manodopera clandestina e favoreggiamento della loro permanenza sul territorio nazionale”.

Le investigazioni si sono nutrite dell’apporto degli appartenenti al Dipartimento della Prevenzione dell’Asl Toscana Centro, del Gruppo della Guardia di Finanza di Prato, dei Carabinieri del Nucleo Investigativo Reparto Operativo del Comando Provinciale di Prato e dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro.